É un’ esperienza culturale a 360° quella proposta in questi anni dal Blues & Wine Soul Festival, un evento completamente dedicato alla musica e al vino che ha visto sempre la partecipazione di moltissime persone. Il Blues&Wine festival nasce 18 anni fa, dall’idea di Joe Castellano che mette in campo anche la sua Super Soul Band di 14 musicisti, che era nata già nel 1994 . Appassionato da sempre di musica blues, Joe ha voluto dare vita ad una vera e propria esperienza culturale che unisse arte, musica, enogastronomia e multiculturalità. Si, multiculturalità. Perché il gruppo musicale di Joe vede ogni anno la presenza di artisti internazionali provenienti dal continente americano (dove la musica di Joe è spesso presente negli hits più popolari) e membri originali di band di cantanti e musicisti del calibro di Whitney Huston, Michael Jackson e Santana, per fare un esempio. Un coro di voci e di strumenti dediti a produrre pezzi unici e originali. L’amore per la musica nasce in Joe fin da bambino, quando si ritrova a suonare il pianoforte della madre nella casa natale, dimostrando di avere un buon orecchio e una certa musicalità innata. Il talento naturale di Joe viene poi arricchito dall’ascolto di musica blues: i brani più famosi risuonavano infatti già nelle stanze di casa grazie ai fratelli maggiori di Castellano, appassionati dei primi Cd di Santana, di Jimi Hendrix e B.B King. Domando a Joe quando nasce il suo legame con la terra e con il vino. Siciliano, fin da bambino frequentava la campagna di famiglia, dove vi era una piccola vigna. Mi racconta nell’intervista telefonica che accanto al podere paterno, vivevano lo Zio Carmelino ed un mezzadro (Nicuzzo) che Joe aiutava per la raccolta dei grappoli, per la vendemmia, per la pigiatura delle uve e la pulitura delle botti. E’ lì che ha iniziato ad amare la terra, le sue piante, i suoi frutti, l’avvicendarsi delle stagioni. L’atmosfera è quella di una Sicilia ormai perduta, dove l’infanzia di Castellano ha incrociato, proprio nelle campagne vicine a quella paterna, la quotidianità di personaggi come Leonardo Sciascia e Renato Guttuso. E’ il ritmo innato della natura coniugato alla melodia della musica, che ha portato Joe a pensare alla creazione del Blues&Wine festival, oggi riconosciuto dal Mibact come uno dei maggiori eventi per la promozione del patrimonio culturale ed enogastronomico del meridione e che viene tenuto annualmente in molte città italiane: da nord a sud della penisola mediterranea. Proprio 18 anni fa infatti Joe, ospite spettatore all’Umbria Jazz festival, iniziò a pensare alla possibilità di creare un evento simile che partisse dal suo paese natale e che coniugasse musica e vini di qualità. Con una voce squillante e allegra, mi racconta come abbia “ voluto dare vita a una manifestazione che raccogliesse anche altre grandi band e che fosse un nuovo modo di fare turismo in zone come la Sicilia”; continua, confessandomi, “mi domandavo come mai non ci fosse in Sicilia un evento che raccogliesse tutto questo (mentre in Umbria si) quando nella mia regione ci sono ottimi vini e bellissimi panorami naturali”. Nel chiedergli quali siano state le difficoltà maggiori in questo lungo percorso pioneristico, scopro nelle sue parole la caparbietà di un uomo – e di un appassionato – che non si è lasciato abbattere : “I primi anni fu una vera e propria scommessa, vinta totalmente. Quando hai un sogno e una intuizione, devi andare avanti con le tue sole forze, sponsor e comuni. Le difficoltà maggiori? La politica e la diffidenza delle aziende vinicole”. Quando nacque il Blues&Wine festival infatti, in Italia non vi era ancora una certa sensibilità alla comunicazione e ad un nuovo modo di fare marketing. A tal proposito, Joe mi anticipa l’uscita della nuova edizione del libro del Professore Vincenzo Russo (docente di c.d. Neuromarketing presso la Facoltà di Comunicazione dell’Università IULM di Milano) dal titolo “Comunicare il vino”. Testo in cui si parla non solo dello sviluppo graduale della comunicazione enogastronomica e delle attuali difficoltà, ma anche dello stesso Blues&Wine festival, inserito tra le “buone pratiche” di promozione culturale ed enologica. Oltre ai concerti che si tengono tra aprile e settembre in tutta Italia, l’anno del Blues&Wine festival si conclude a dicembre con la cena del Blues&Wine Awards: evento in cui vengono premiate le bottiglie più apprezzate durante l’estate (18 vini finalisti in tutto). Raccontare il vino è pertanto il principale obiettivo di Joe, la cui passione lo ha portato ad essere insignito lo scorso febbraio del titolo di Ambasciatore del Brindisi italiano nel mondo. Citando le sue parole, per Castellano “Il vino ha bisogno di storie , di fascino. Soprattutto in questo frangente la gente ha bisogno di godersi quel momento che la faccia sognare. Il vino è poesia, qualcosa che spesso associamo ad una circostanza personale, ad un ricordo o ad una musica. Lo si deve capire con competenza e professionalità senza rischiare di farlo divenire una cartella clinica, un report tecnico di informazioni. Bisogna ritagliare quelle immagini del vino che ci permettono di sognare, di cogliere quel pezzo di anima di chi lo ha creato”. Prosegue, parlandomi a tu per tu: “sai come sono riuscito a capire i vini delle Langhe? Dopo aver trascorso cinque giorni in paesi piccolissimi dove ero perso nelle nebbie di questi luoghi…solo dopo essermi perduto tra quella gente ho potuto capire cosa sia il Nebbiolo, il Barbaresco…la Freisa”.
La voce allegra di Joe mi accompagna in tutta la telefonata, facendomi immaginare dall’altra parte “della cornetta” un viso gioviale e accogliente. Parliamo del Coronavirus, di come questo momento abbia dovuto inevitabilmente mettere in “stand-by” le tante tappe italiane del Blues&Wine festival previste nei prossimi mesi primaverili ed estivi. Con una certa preoccupazione, domando quale potrebbe essere secondo lui, pioniere poliedrico del festival, un nuovo modo di comunicare e rilanciare il patrimonio enogastronomico all’indomani del Covid-19. Con la sicurezza di chi è competente in questo campo e ha visto lo sviluppo della promozione della musica, del vino e del cibo, mi risponde facendo chiaramente riferimento all’importanza del valore delle nostre tradizioni: “un’enogastronomia non in versione gourmet ma che punti sulla convivialità. Ci attende un periodo di crisi e ristrettezze economiche. Bisogna volgere lo sguardo a un mangiare sano, ai prodotti dal giardino, a un ritorno alle origini per attrarre i clienti. Un ritorno al passato per ripartire verso il futuro.”
