Entrare all’interno di Spiriti di Vitae significa immergersi in un’atmosfera calda e accogliente che racchiude tutta la storia della sua proprietaria – Federica – e dei suoi clienti, delle attività e degli incontri che animano questo luogo. Una semplice intervista di 20 minuti si è trasformata in un racconto personale, autobiografico, enogastronomico, in cui coincidenze, scelte più o meno ponderate, rischio e intraprendenza hanno portato alla creazione di questo angolo di Roma, una “carezza” tra il caos della grande metropoli. Parlando con la proprietaria scopriamo che il nome “Spiriti di Vitae” nasce inizialmente nel 2016 da un piccolo Magazine – oggi su Facebook nella pagina dedicata “Spirits&Vitae” – creato “seduti attorno a un tavolo” da Federica stessa, da un suo amico chef, un Sommelier di sake e un selezionatore di formaggi. Il nome voleva fare riferimento non solo ai distillati, al vino e alla vite, ma soprattutto – spiega Federica – “ci doveva essere un riferimento alla vita (oltre che alla vite, alla vigna) e allo spirito delle persone: vignaioli, produttori, uomini e donne comuni che, con un calice di vino in mano, trovano un orecchio capace di porsi in ascolto”. Federica sottolinea come si sia resa conto successivamente che “questo nome era perfetto più che per il Magazine per l’enoteca, che accoglie distillati, vini, birre ma soprattutto la spiritualità e i racconti delle persone che la frequentano”. Il Magazine, oltre che su Facebook, oggi è anche nella nuova veste di un programma web radio che porta lo stesso nome e in cui si parla di storie di vite, di vino, vignaioli (es. nella sotto rubrica “Vignaioli in radio” in onda ogni mercoledì mattina alle 11.00 su Radio elettrica”).
La passione per i distillati e per il vino ha sempre animato la vita di Federica, che fin da piccola camminava per le campagne del nonno, il primo che le fece assaggiare all’età di 14 anni, prendendo la migliore bottiglia presente nella cantina di famiglia, un amarone Bertani del ’74. Da lì, grazie alla sensibilità del nonno “buongustaio”, iniziò a muovere i suoi primi passi in questo mondo avvicinandovisi ancora da profana. Il rapporto con questa enoteca invece, nasce nel 2004, quando Federica iniziò a essere una delle sue più assidue frequentatrici. Questo, dice, “è sempre stato il mio posto del cuore dove ho festeggiato tanti compleanni, ricorrenze, cene”. Tra lei e le ex proprietarie, due giovanissime ragazze, vi era già una profonda amicizia e una collaborazione ma mai Federica avrebbe immaginato inizialmente di divenirne la nuova responsabile e accettare l’offerta di questo nuovo sogno. E’ nato tutto, ci racconta, molto casualmente e la proposta iniziale di gestire questo “angolo di mondo” la spaventava molto. E’ stato proprio in questa enoteca (quando ancora era una semplice cliente appassionata di vino, pratica, attenta alle annate, alle aziende e alla storia) che, alcuni anni fa, ha seguito un corso di avvicinamento al vino e ha capito che voleva approfondire la materia. Di lì, dopo un lungo percorso di formazione, si è diplomata prima come sommelier – acquisendo titoli, conoscenze e competenze professionali tramite i corsi erogati da due tra le maggiori associazioni del settore – poi, a seguito di un’ulteriore formazione “ad hoc”, è diventata docente e tutt’ora tiene lezioni presso una delle migliori organizzazioni italiane del settore organizzando spesso anche eventi enogastronomici. Tutto, riuscendo a coniugare lavoro, vita personale e un aggiornamento professionale e didattico continuo.
Nel 2017, dopo essersi separata dall’ex socio, Federica si ritrova a guidare un’enoteca completamente da sola. Decide di dare al locale un aspetto nuovo: “mi sono ritrovata sola, dopo la brutta rottura con il mio ex socio e non avevo la capacità economica per gestire e garantire le bottiglie. Ho deciso di avere pochi vini, ma molto ben conosciuti da tutti noi che lavoriamo qui, che stimolassero il cliente a tornare. Ho scelto di ricreare un’atmosfera rilassante e senza tempo, dove tutto fosse presentato in maniera tale da sentirsi a casa ma coccolati da una zia elegante e premurosa. Vorrei che la gente si sentisse come mi sento io quando torno in Irlanda, dove l’accoglienza è calda e chi arriva viene accolto con cura e attenzione nei particolari. Volevo che il locale diventasse un salotto dove ritrovarsi e che fosse anche sinonimo di un’esperienza culturale. Poche bottiglie, ma ben conosciute, non doveva essere una bottiglieria. D’altronde qui accanto ci sono ottime enoteche, assolutamente rifornite e di qualità, come ad esempio l’Enoteca Ciarla. Desideravo che Spiriti di Vitae non si contrapponesse a queste attività, ma avesse una veste diversa, quella di un salotto culturale di attività dove poter anche degustare, con un’offerta minore in termini di vini, ma uguale conoscenza, competenza e qualità. Non avevo nulla, non avevo un budget per mantenere e riempire di vini, distillati e birre questi scaffali. Mi sono chiesta che cosa avessi: avevo la mia storia, le mie posate, i racconti di mia nonna, la mia Irlanda. E da qui ho ricominciato”. Ed è proprio il legame con l’Irlanda che arricchisce questo angolo di mondo, con la sua proprietaria che viene da una famiglia in cui la nonna, isolana irlandese spostatasi in Italia, fu una delle primissime donne capoturno alla TETI (oggi “TIM”) negli anni del dopoguerra. Una coraggiosa che volle garantire alla figlia gli studi universitari all’estero, andando contro i desideri e la volontà del marito italiano e andando incontro a quello che fu uno dei primi divorzi d’Italia. Una storia che, ci dice Federica, “racconto sempre quando oggi vedo le donne cedere a certi compromessi…”.
E’ la nonna che ha lasciato e insegnato a Federica l’importanza di “sentirsi belli e vivere nel bello, perché il bello è arte e avere delle cose belle intorno illumina l’anima, illumina la tristezza, dà luce al grigio dell’Irlanda”. Poi c’è una tradizione in Irlanda, continua Federica, “di accendere delle candele quando piove affinché illuminino il buio che c’è fuori e siano segno di calore e accoglienza per chi non ha riparo, potendo trovare un pasto caldo, l’apparecchiatura più bella, un bagno pulito, ordinato e con tutto a disposizione”. Ed è proprio questa atmosfera luminosa, carezzevole e soffusa che è presente anche a Spiriti di Vitae, dove le candele alle finestre illuminano questo angolo di Roma e i quadri dipinti da Federica stessa presenti sulle pareti. Dove una musica soffusa accoglie i clienti, dove le posate d’argento del “servizio buono” della nonna vestono i tavoli dei clienti e dove si ha a disposizione un bagno con tutto ciò che può servire e con un “courtesy set” (con piccole “chicche” di sopravvivenza per ovviare agli eventuali imprevisti quotidiani, anche quelli di un primo appuntamento romantico: uno smalto per un collant smagliatosi all’ultimo momento, uno spazzolino di urgenza…).
Una donna – la nonna – che ha passato a Federica l’arte dell’ospitalità, mentre dai genitori ci racconta “ho ereditato la passione per i vini, il desiderio di sperimentare sapori nuovi con curiosa attenzione. I miei genitori erano degli appassionati e alla loro morte ho ereditato la loro cantina, con più di 200 bottiglie”. Oggi a Federica piace definire Spiriti di Vitae un “gioiello” dove le persone possono riunirsi, parlare, degustare ma soprattutto ritrovarsi attorno alle numerose attività che animano questo piccolo “salotto”: corsi di avvicinamento, degustazioni, serate di poesia e improvvisazione, di teatro, di stand up comedy, di abbinamento di cibo e vino, ma anche di arte, letteratura, di concerti di musica irlandese (il prossimo, nella settimana di San Patrizio, assieme ad altri eventi a tema!). E’ un club di sognatori e degustatori dove il tempo si perde nell’atmosfera e nei racconti che la proprietaria porta con sé, dove ci sono persone che – indipendentemente dalla loro conoscenza del vino e dei distillati – vogliono condividere la loro storia, le loro passioni. Una perla di Roma dove anche la presenza della cassettina per il booksharing aiuta a rilassarsi e a sentirsi a casa per trascorrervi tutto il tempo di una lettura.
Un angolo, quindi, che parla non solo di vino, distillati e birre, ma dell’intraprendenza di Federica, della sua storia così affascinante, dell’Irlanda, delle bottiglie che vi accolgono tra le tante attività culturali che qui prendono vita.
