Perdersi tra i vigneti salentini equivale a fare un’ esperienza nuova e diversa di questo territorio. Associare questa zona unicamente ai suoi paesaggi, al buon cibo e al mare è infatti riduttivo.
Visitando il Salento non si può non apprezzare la feconda produzione vinicola che lo caratterizza, con il suo Negroamaro, Il Primitivo, i Rosati. Il terreno prevalentemente argilloso e calcareo, la costa adriatica battuta dal vento freddo di Tramontana, il versante ionico condizionato da venti caldi di provenienza africana e la presenza di una forte escursione termica, danno vita uve di qualità e vini ricchi di profumi. Il Negroamaro, forse portato in Puglia dagli antichi Greci, è il vitigno a bacca nera che caratterizza le vigne pugliesi, soprattutto tra Brindisi e Lecce. Il nome deriva dal latino niger e dal greco mavros alludendo al significato del colore nero della buccia dell’uva. Le uve danno vini di colore intenso con sentori di amarena, prugna, liquirizia e tabacco.
Diversamente, il Primitivo fu portato probabilmente in Puglia da ben altra popolazione. E’ possibile infatti che furono proprio gli slavi tra il XV e il XVI secolo a introdurre questo vitigno nella zona (la sua presenza era già attestata lungo la costa dalmata e nel Montenegro). La vite del Primitivo è particolare in quanto, un mese dopo la vendemmia principale, consente una seconda raccolta di grappoli che maturano su tralci secondari detti recemi (da cui si ricava un vino più rustico, fresco, meno strutturato e di pronta beva). Coltivato maggiormente nel Tarantino e nel Barese, cresce bene anche nelle province di Brindisi e Lecce dove si caratterizza da sentori di ciliegia e prugna, amarena e mora, note speziate e tostate. Il clima caldo e la presenza di una cucina di terra e di mare ricca di piatti tradizionali, favorisce in Puglia la richiesta di vini rosati che in questa zona si caratterizzano per la tonalità rosa corallo, sentori di rosa e oleandro, frutta a bacca rossa, buon corpo ed equilibrio.
Tutto il territorio salentino è caratterizzato dalla presenza di aziende vinicole impegnate nella coltivazione di tali vitigni. Negli ultimi anni, si stanno diffondendo i sistemi di allevamento “a spalliera”, nel Salento e nel Barese resiste l’alberello e nella zona centro settentrionale la coltivazione “a tendone”.
Mossi dalla curiosità di conoscere e apprezzare i vini di questa parte d’Italia, ci siamo mossi fino all’azienda vinicola di PaoloLeo, nel cuore del Salento. Le cantine PaoloLeo nascono infatti a San Donaci, in provincia di Brindisi. Qui abbiamo fatto una degustazione guidata, scoprendo e apprezzandone i calici. All’ingresso, per evitare caldo e sole il sommelier ci ha fornito un cappellino di paglia, un simpatico (ma soprattutto utile!) gadget che abbiamo potuto portare con noi. A gestione familiare – ma presente ormai sul mercato internazionale – la cantina PaoloLeo prende il nome dal suo capostipite che agli inizi del Novecento iniziò a vinificare le sue uve nella Masseria Monticello. Visitiamo l’azienda e i suoi vigneti (prevalente la coltivazione ad alberello), affiancati anche da ulivi che sopravvivono ancora alla xilella. La cantina occupa una superficie di circa 17.000 mq ed è dotata di moderni impianti di vinificazione, che permettono l’imbottigliamento di circa 7000 bottiglie l’ora. Nei suoi 45 ettari di terreno la coltivazione prevalente è quella, antichissima, ad alberello. Questa pianta è unica nelle sue caratteristiche e per le qualità che dona al grappolo. L’alberello è tipico di queste zone, e mentre molti viticoltori hanno deciso di estirparlo (a causa della sua bassa produzione) PaoloLeo ha scelto di rimanere nella tradizione salentina, mantenendo questo tipo di coltivazione e avviando il progetto “Adotta un alberello”, che permette a chi vuole contribuire a salvaguardare l’alberello dall’estinzione, di partecipare attivamente al progetto dell’azienda e di condividerne i principi. Se visiterete questa azienda così peculiare, potrete degustare ottimi calici di Salice salentino, Primitivo e Negroamaro e l’ottimo passito Krikò che nasce proprio dal recupero di antiche tradizioni e ricette griche del luogo. Caratterizzato da una produzione ad alberello e da una maturazione di 12 mesi in barrique, un colore rosso rubino e note fruttate, è un vero e proprio “fiore all’occhiello” delle Cantine PaoloLeo.
