La prima volta che ho incrociato lo sguardo di Monja, mi sono sentita immediatamente a casa. L’Antica enoteca Ciarla ti accoglie con i suoi scaffali in legno, con l’atmosfera soffusa, con bottiglie di vino che si affacciano con i loro colori e le loro etichette. “Giallo dorato”, “Giallo paglierino”, “Cerasuolo”, “Rosso rubino”. Per chi non è sommelier, o per chi si affaccia per la prima volta al mondo del vino, questi termini sono difficili da memorizzare. Ma la dote di Monja è proprio questa: rendere accessibile il vino anche a chi non riesce a comprenderlo immediatamente, il tutto in un angolo di Roma, vicino il quartiere EUR. La nostra intervista inizia in una fredda mattinata di novembre, l’enoteca piena dei vini nuovi appena ordinati. E’ bello parlare in questo caos “di vino”, tra l’odore delle cassette in legno, la carta, le foglie disordinate fuori che si infilano impertinenti nel negozio. Inizio, con un po’ di titubanza e con la speranza di fare al meglio questa intervista, per me, per voi. “Cosa ti ha portato in qui? Come ti sei avvicinata al mondo del vino?” chiedo. Monja mi risponde con un sorriso, appoggiata al bancone dell’enoteca: “la mia storia è una storia un po’ particolare, ma anche molto piacevole! Prima di fare questo nella vita ero un architetto ed ero astemia! La mia passione per il vino è nata dall’amicizia con il signor Ciarla, il proprietario di questa enoteca: lui mi ha insegnato a bere e abbiamo iniziato con le bevute più facili, quindi dai vini dolci passiti. Io venivo qua tutti i sabati mattina dalle 10:30 – più o meno – fino alle 11:30. Mezz’oretta, tre quarti d’ora in cui lui mi insegnava pian piano ad apprezzare il vino. Essendo astemia inizialmente il vino mi faceva male, ma ho sempre bevuto male e vini di bassa qualità! ecco perché avevo certi bruciori. Grazie al signor Ciarla mi sono appassionata, ho iniziato un’avventura personale prima che professionale, e mi sono iscritta al corso di sommelier”
“E poi?”, continuo.
“Poi il signor Ciarla è morto purtroppo, in un incidente stradale nel 2000. La moglie, vedendomi appassionata, decide di lasciarla a me. Fu una vera scommessa, all’inizio feci affidamento al sommelier dell’enoteca Costantini, una delle maggiori di Roma, e da lui imparai e osservai per un anno. Poi iniziai a gestirla autonomamente”.
“Uno dei primissimi ricordi del Signor Ciarla?”. Lo sguardo di Monja si fa più dolce, bagnato da un’emozione antica.
“Il signor Ciarla era napoletano, e quando la prima volta mi presentarono a lui e dissero che ero astemia, rispose che “ero bellilla” (ero bella), ma una “donna a metà”, perché non bevevo. E fu lui ad “iniziarmi” al vino! Io sono convinta che lui sia ancora qui, nella sua enoteca. Lui è qui.”
Continuiamo, in un’atmosfera che si fa sempre più intima, scandita dal corriere che porta i nuovi vini; tutti poggiati attorno a noi, in un caos colorato, divertente e… profumato!
“Com’è stata la tua esperienza nel mondo dei sommelier? è stato difficile approcciarsi a un mondo che spesso, da fuori, può sembrare troppo tecnico e inaccessibile?”
“No, non ho trovato difficoltà. Tutte le cose che faccio, cerco di “farle mie”. Ho più difficoltà talvolta nel far capire determinati termini a gente che non è nel mondo del vino, o vi si approccia la prima volta. Io cerco di evitare l’uso di termini troppo specialistici. Cerco di avvicinare il vino alle persone, di renderne comprensibile la storia. Anche usando qualche volta delle similitudini, o dei paragoni. Dietro ogni bottiglia c’è una storia di terra e di produttori che fanno una fatica immensa! Bisogna raccontare tutto ciò con parole semplici e comprensibili, altrimenti si rischia di perdere l’intreccio che vi sta dietro.”
“L’enoteca e i suoi clienti…”
“Questa enoteca è un crocevia di incontri. Sai quante coppie sono nate qui? In enoteca si va per apprezzare il vino, a 360 gradi, per scoprirne la cultura, oltre che la qualità. Ma sai, è vero anche il detto in vino veritas: qui le persone spesso tirano fuori anche ciò che hanno dentro, si parla, ci si conosce, si organizzano insieme mostre, letture. Anni fa ad esempio, abbiamo organizzato una mostra d’arte; chiesi al pittore cosa significassero per lui i suoi quadri, quali emozioni risvegliassero e a ciascuna tela ho associato un vino, perché il vino racconta…racconta di noi. Così come le serate di poesia: si è creata spesso una comunità di persone, di incontri, di passioni condivise. Il vino unisce. Grazie al vino devo ringraziare anche tanti produttori, persone eccezionali. ”
“Qualche nome?”
“Il signor Fenech ad esempio, che nella sua Malvasia di Lipari mette tutto se stesso, e non ha rappresentanti. Non ha rappresentanti neppure il Signor Coletti Conti, con il suo Cesanese del Piglio, che suggerisco. Piccoli e medi produttori capaci di venire incontro al mercato e alle esigenze, con il solo scopo di far conoscere il vino , indipendentemente dal commercio in se stesso.”
“Monja, parlaci dell’enoteca: i suoi eventi, le attività”
“Abbiamo organizzato e organizziamo mostre d’arte, letture, degustazioni abbinate al cibo: dal salato, al dolce. Una sera ad esempio, abbiamo fatto una degustazione di cioccolate associate al vino. Nel periodo tra ottobre e novembre, oltre le cene d’autunno, ci dilettiamo abbinando piatti di castagne accompagnati con del Barolo. Cerchiamo di far conoscere sia vitigni locali che internazionali. Spesso organizziamo degustazioni “regionali”: ai piatti di una regione, uniamo i migliori vini degli stessi luoghi. Facciamo anche corsi di degustazione e avvicinamento al vino. Così come feste, eventi privati. E’ capitato a volte, che il corso di degustazione fosse finito. Ma la gente alla fine era stata talmente bene, e si era creata un’atmosfera talmente bella, che abbiamo proseguito per un po’, scoprendo altri vitigni, trovando nel vino una scusa per vedersi. E innamorarsi ancora.”
Saluto Monja con un abbraccio, la rivedrò presto, ad una delle degustazioni presso l’Antica Enoteca Ciarla. Se vi affaccerete, potrete ascoltare le storie di ciascuna bottiglia. Noi raccontiamo le esistenze che si nascondono dietro un bicchiere, ma la grande bellezza è questa: scoprire la propria storia, nel riflesso di un calice.
