Eccoci in Umbria, a scoprire il suo territorio e la sua bellezza. Dopo aver imparato ad abbinare vino e tartufo e aver fatto due passi nella tartufaia dell’azienda e ristorante “San Pietro a Pettine” – a due minuti da Trevi – ci spostiamo verso l’azienda vinicola di Arnaldo Caprai.
Ad accoglierci sono le sfumature rosse e dorate delle uve. Camminare tra le vigne di Arnaldo Caprai, permette di coglierne i profumi, la bellezza, i colori. La storia del Sagrantino qui coltivato è intimamente legata al suo produttore, a colui che per primo diede una svolta nella produzione di questo vino. Arnaldo Caprai, come molti tra coloro che si sono avvicinati al vino, proveniva da ben altro settore. Conoscerne la storia, ci permette di cogliere nel Sagrantino, quel cambio “di direzione” che ha caratterizzato anche la vita stessa di Caprai . Da imprenditore tessile di successo infatti, Caprai iniziò ad interessarsi al vino, vedendo nel Sagrantino il miglior interlocutore per valorizzare il territorio. Comprò quindi i primi 45 ettari di terreno, investendovi sogni ed energie. Fino agli anni ’70, ci spiega Giorgia mentre ci guida alla scoperta dell’azienda, “si produceva solo il Sagrantino passito, quindi solo il Sagrantino dolce. I nostri nonni raccoglievano le uve a perfetta maturazione: i grappoli si raccoglievano verso ottobre e venivano messi su dei graticci per farli disidratare. Durante il processo di vinificazione si fermava la fermentazione alcolica e si otteneva il residuo zuccherino.” Il Sagrantino era quindi un vino dolce, usato spesso nelle funzioni religiose e dai monaci benedettini, e da qui il nome “Sagrantino”. Caprai lo trasformò in un vino accessibile e utilizzabile anche su altri tipi di tavole, avviando quella che è stata una vera e propria rivoluzione: la produzione di un Sagrantino secco. Nel 1979 viene prodotta la prima bottiglia. Negli anni ’80 l’azienda passò al figlio, Marco Caprai, che decise di ingrandire l’azienda acquistando nuovi ettari e iniziando una collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e con il professore e agronomo Leonardo Valenti. La zona di coltivazione tipica comprende il comune di Montefalco, parte del territorio dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria, tutti nella provincia di Perugia. E’ in questa zona che continuano le ricerche per valorizzare la produzione di questo vitigno sia mediante l’applicazione di nuove tecniche agronomiche nella gestione dei nuovi impianti, sia mediante la ricerca – nell’areale tipico di produzione – delle piante “madri” del Sagrantino appartenenti al vitigno, ma geneticamente e morfologicamente diverse in vari aspetti. La novità di Caprai, non è stata solo nella produzione di un Sagrantino secco, ma anche nell’affidarsi e nel rendere il proprio vitigno utile per ulteriori ricerche anche in ambito universitario. Camminiamo tra le botti di acciaio e nella zona dedicata invece alle barrique, dove il vino si arricchisce di note speziate, tostate, vanigliate. Fare la visita in cantina e associarvi la degustazione, è un ottimo modo per conoscere l’azienda più da vicino e cogliere le particolarità del terreno. Bere un buon calice affacciati sulle vigne rosse, vi permetterà di toccare con mano il perfetto equilibrio, nato dall’opera di Caprai, tra l’azione dell’uomo e i frutti della natura.

